Tag: Donne

  • #JobCafè WITH Elvira Marasco

    Il tema delle donne e della diversità di trattamento nel mondo del lavoro
    è uno dei temi centrali del W20
    che quest’anno sarà in Italia a Luglio.

    Abbiamo parlato di questo e di altro ancora con Elvira Marasco,
    Senior Advisor in AIDDA per il W20 in Italia.

    Ci racconti un po’ di te, come sei arrivata ad occuparti di AIDDA?

    È successo molti anni fa, più di 16. La Segreteria nazionale di AIDDA è a Roma, la mia città di residenza. Diventò presidente nazionale in quegli anni una mia  amica che mi chiese di darle una mano nel tenere le relazioni esterne e quelle con le istituzioni. Io rientravo da un lungo periodo all’estero e collaboravo con associazioni di volontariato; con una di queste portavamo avanti progetti per aiutare le donne in aree geografiche molto disagiate tipo l’Afghanistan, alcune zone del Medio Oriente. Aidda mi sembrò subito un’associazione interessante e dinamica con tanto potenziale. Mi ci dedicai con entusiasmo.

    Cos’è W20 e quali sono i suoi obiettivi?

    W20 sta per Women 20, ed è un gruppo di interesse della società civile che ha come scopo quello di elaborare proposte di policy per i leader dei paesi membri del G20. Il W20 nasce in seguito alla dichiarazione di Brisbane (Australia) in cui i paesi partecipanti, che rappresentano l’80% del PIL mondiale, si impegnano a ridurre del 25% il divario tra uomini e donne nella partecipazione al mercato del lavoro entro il 2025. Durante il G20 australiano si evidenziò che le donne non erano ben rappresentate e fu deciso di dare loro più voce istituendo il Women 20. L’anno successivo durante la presidenza G20 Turchia, il W20 fece il suo esordio. Questi sono i temi trattati dal W20: Labour inclusion,  Financial inclusion,  Digital inclusion.  Le delegate italiane sono rappresentanti della società civile scelte in base ai loro CV e con esperienza nelle tematiche di genere.

    Le donne hanno fatto molti passi in avanti, ma ancora non hanno raggiunto la reale parità che si può fare, a tuo giudizio, per superare il gap

    Sicuramente c’è molta resistenza “maschile” ancora da combattere. Molta ignoranza e anche muri cementati da stereotipi e pregiudizi. Ma il cambiamento è in atto. E non si fermerà. Ormai è un dato di fatto che le donne, quelle giuste, possono fare la differenza.
    Io credo che si debba cominciare con una nuova ottica educazionale, facendo in modo che anche le figure femminili del passato vengano considerate e non permettere che i libri di storia raccontino solo una storia al maschile. Tante sono le donne che hanno cambiato il mondo e alcune non sono conosciutissime.
    Poi ci vuole più armonia tra donne, specie tra quelle che arrivano a ricoprire alte cariche. Bisogna essere coese, abbiamo uno scopo comune, il percorso deve essere fatto insieme mettendo da parte protagonismi.

    Che consigli daresti a tutti i giovani che oggi si affacciano al mondo del lavoro?

    Di studiare, tanto. Non solo la materia di cui poi vorranno occuparsi ma di farsi anche una cultura generale, di essere curiosi e di andare a vedere da dove sono iniziate le cose, qualunque sia l’argomento loro vogliano imparare. La cultura intesa come apertura è la chiave di tutto. Ma non deve essere monotematica. A volte si incontrano giovani laureati in robe da fantascienza che non sanno cosa è la Consip oppure non conoscono la capitale del Cile.

    Che consiglio vuoi dare alle donne?

    Un consiglio bello chiaro: delegate la cura di casa, pavimenti, piatti, di tutto quello che vi pare, ma prendete in mano la cura dei soldi anche condividendola con il partner. Abbiate la forza di prendere in gestione almeno una parte del vostro budget familiare ,e non solo le spese del supermercato. Da un’altra indagine è risultato che la classico di Wordivisione dei compiti in casa avviene così: Il 70% delle donne si occupano di casa ,figli, anziani malati; gli uomini di riparazioni, commissioni fuori casa, banca e decisioni di investimento. E alla domanda “qual è la ragione di questa ripartizione” Le tre principali risposte sono state: “non c’è una ragione”; “è una ripartizione naturale”; “abbiamo fatto quello che ci veniva meglio”. Questo significa che il 70% delle donne italiane pensa che va bene così. C’ è un problema di autoconsapevolezza che viene prima del welfare.

  • #JobCafè WITH Giovanna Paladino

    Parliamo di risparmio e di gestione del denaro
    con Giovanna Paladino, donna straordinaria,
    e Direttrice del Museo del Risparmio di Torino e
    Responsabile Segreteria Tecnica
    del Presidente di Intesa San Paolo

    Qual è il tuo percorso professionale, come sei diventata Direttrice del Museo del Risparmio?

    Direi per caso, come molte cose della vita. Non nasco come economista, avrei voluto fare la neurobiologa, ma il percorso di studi era troppo lungo per le possibilità della mia famiglia, così ho deciso di fare qualcosa che mi consentisse rapidamente di lavorare e raggiungere l’indipendenza economica, che per me è sempre stata una cosa importante. Non sono una persona avara, che vuole accumulare soldi, ma voglio essere indipendente, cioè libera. Ho fatto economia, con grande disappunto di tutti i professori del liceo! All’inizio pensavo che fosse un sacrificio, poi ho trovato che l’economia è, comunque, appassionante per le persone che sono un minimo curiose perché in realtà è molto di più di un semplice calcolo matematico, non è ragioneria. L’economia è più simile alla filosofia, è un modo di interpretare la realtà, di capirne i complessi meccanismi. Ho fatto un percorso di economista all’interno dell’ufficio studi di diverse Banche, ho anche insegnato alla LUISS per diversi anni. Poi sono stata ha contattata per mettere in piedi il Museo del Risparmio. All’inizio ero un po’ titubante, poi ho capito che la sfida di fare un Museo dedicato l’educazione finanziaria in cui l’interattività e la didattica son fondamentali mi attraeva. Mi sono spostata da Roma a Torino, ho curato la realizzazione e i contenuti del Museo, poi mi è stato chiesto di esserne il Direttore e di continuare a curarne i contenuti.

    Come funziona questo museo?

    Il Museo, in realtà è un Work in progress, un laboratorio di idee, di iniziative, di attività che si basano sulla capacità di insegnare divertendo, È multimediale, con video e videogiochi, laboratori per i bambini ed eventi per gli adulti. Si può visitare anche virtualmente attraverso un link, e questo ci ha permesso di farlo visitare anche durante il lock-down . Recentemente si è arricchito di una collezione privata di 1700 salvadanai provenienti da circa 30 paesi. Nel Museo cerchiamo di convogliare il messaggio: che si risparmia in funzione di un progetto, non in funzione delle paure. Il risparmio sicuramente ci dà un po’ di conforto , quando abbiamo paura del futuro, ma non può essere l’unica ragione, dobbiamo avere progetti. Dobbiamo usare i soldi nella maniera giusta, non farli uscire dal circuito e metterli sotto il materasso, ma reimmetterli all’interno del circolo virtuoso dell’economia che crea ricchezza e crescita.

    Hai fatto questo bellissimo progetto “Prometto di prendermi cura di me” dedicato alle donne che non si prendono in carico la gestione economica della propria vita. Mi racconti com’è nato questo progetto e perché è nato?

    È nato circa cinque anni fa. Ci siamo resi conto che le donne hanno un gap in termini di conoscenze finanziarie. Quando si fanno i vari sondaggi, le donne hanno sempre una performance peggiore degli uomini, questo è valido in tutti i Paesi del mondo, ma ancor di più in Italia. Le ragioni sono tante e in parte dovute alla mancanza di autostima, per cui le donne rispondono, alle domande dei questionari, “non so” – se c’è come opzione- molto più frequentemente degli uomini che, anche se non sanno, ne trovano una. Un’altra ragione è il problema culturale che nasce dall’età infantile. Abbiamo visto che c’è una maggiore responsabilizzazione nella gestione delle piccole somme, compresa la paghetta, verso i bambini e meno verso le bambine. La bambina è trattata come una principessa, quello che vuole le dai, mentre il maschio deve imparare a gestirsi. Questo comportamento crea evidentemente un gap anche da adulti e porta le donne ad essere molto più prudenti degli uomini. Questa prudenza potrebbe essere considerata una virtù, ma nella realtà non è così perché la prudenza, quando è eccessiva, significa non cogliere delle opportunità. Il condizionamento arriva dalla famiglia che pensa la bambina fragile. Le donne non sono fragili.

    In questo momento le donne stanno attraversando, credo, un momento moto complesso a causa del COVID Quelle che lavorano in smart working hanno triplicato l’impegno fra casa e lavoro, quelle che non lavorano è perché lo hanno lasciato o lo stanno lasciando per dedicarsi di più alla famiglia. Tu dal tuo osservatorio che cosa vedi in questa direzione?

    Abbiamo appena pubblicato un’indagine che riguarda le capacità di resistenza e di reazione degli italiani. È un’indagine su un campione di 2000 persone che rappresentano la popolazione italiana, la metà del campione sono donne. Questo sondaggio mi ha consentito di recuperare alcune informazioni sul comportamento delle donne, su come si rapportano al mondo del lavoro, al lavoro di casalinghe, e su chi decide all’interno della famiglia. Il risultato è molto interessante. In Italia lavora solo il 50% della forza lavoro femminile, il 10% è disoccupata, il restante 40% non è sul mercato del lavoro e fa la casalinga. Alle casalinghe abbiamo chiesto se lo erano a causa del COVID e solo il 4.7% ha risposto che avevano perso il lavoro, quindi non sono percentuali enormi. Abbiamo, inoltre, cercato di capire perché le donne sono casalinghe, la maggioranza ci ha detto che è una scelta assolutamente libera e il 45% ha affermato che, se anche hanno bisogno di lavorare dopo il COVID, loro non hanno intenzione di entrare sul mercato del lavoro. Questo ci evidenzia che per le donne l’indipendenza economica non è una priorità, significa che hanno accettato un ruolo di dipendenza dai propri partner. Nella maggior parte dei casi le donne, qualsiasi sia il livello di istruzione, non ne vogliono sapere dei soldi e delegano le scelte economiche ai partner e lo fanno volontariamente. Ma il lavoro, a mio parere, non è solo un diritto è un dovere verso la società

    Che consiglio vuoi dare alle donne?

    Un consiglio bello chiaro: delegate la cura di casa, pavimenti, piatti, di tutto quello che vi pare, ma prendete in mano la cura dei soldi anche condividendola con il partner. Abbiate la forza di prendere in gestione almeno una parte del vostro budget familiare ,e non solo le spese del supermercato. Da un’altra indagine è risultato che la divisione dei compiti in casa avviene così: Il 70% delle donne si occupano di casa ,figli, anziani malati; gli uomini di riparazioni, commissioni fuori casa, banca e decisioni di investimento. E alla domanda “qual è la ragione di questa ripartizione” Le tre principali risposte sono state: “non c’è una ragione”; “è una ripartizione naturale”; “abbiamo fatto quello che ci veniva meglio”. Questo significa che il 70% delle donne italiane pensa che va bene così. C’ è un problema di autoconsapevolezza che viene prima del welfare.

  • Dati ISTAT: fotografia della situazione post Covid

    Dati ISTAT: fotografia della situazione post Covid

    Secondo i dati ISTAT, recentemente pubblicati, rispetto al mese di aprile 2020, a maggio continua – a ritmo meno sostenuto – la diminuzione dell’occupazione e torna a crescere il numero di persone in cerca di lavoro, a fronte di un marcato calo dell’inattività. Dopo due mesi di decisa diminuzione, aumenta anche il numero di ore lavorate pro capite.

    I più colpiti dalla diminuzione di occupazione sono soprattutto le donne e gli under 50, mentre un lieve aumento si riscontra tra gli occupati indipendenti e gli ultracinquantenni.

    Le donne di tutte le età sono quelle che stanno ricercando più attivamente lavoro rispetto agli uomini, mentre il tasso di disoccupazione fra i giovani arriva al 23,5%. Il tasso di inattività sta leggermente calando, anche se resta sempre alto e si attesta, per ora, al 37,3%. Anche in questo caso le donne hanno un calo del tasso di inattività maggiore rispetto agli uomini.

    Nonostante qualche lieve segnale positivo, confrontando il trimestre marzo-maggio 2020 con quello precedente (dicembre 2019-febbraio 2020), rimane il fatto drammatico che l’occupazione risulta in evidente calo (-1,6%, pari a -381mila unità) per entrambe le componenti di genere. Ed è un calo che coinvolge soprattutto i dipendenti temporanei, gli autonomi di tutte le classi di età.  Le uniche eccezioni risultano essere gli over50 e i dipendenti permanenti.

    Nell’arco temporale dei dodici mesi, sono calate in misura consistente le persone in cerca di lavoro (-25,7%, pari a 669mila unità), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni.

    Il quadro che emerge, in questo momento, soprattutto nel confronto con l’anno precedente è, per il momento, serio e drammatico, in cui sono penalizzate soprattutto le donne e i giovani. Ci auguriamo che i tempi vadano verso un miglioramento costante, anche se, probabilmente, lento e graduale. Certamente ci sarà necessità di un ripensamento di modalità di lavoro, di tipologie di professioni, di qualità da mettere in campo. È un tempo di cambiamenti che, se ben interpretati, possono migliorare la vita lavorativa di tutti.

  • Donne sempre più equilibriste

    Donne sempre più equilibriste

    Se le donne italiane, in tempi normali, sono le” equilibriste” della famiglia fra casa, lavoro e cura degli anziani, il Covid19, oltre agli altri disastri, ha accentuato questa condizione. Mette l’accento sul tema delle donne sovraccaricate di lavoro l’analisi di Save The Children dal titolo “Le Equilibriste: la maternità in Italia 2020” diffuso nei giorni scorsi.

    La situazione femminile in Italia pre-Covid era già deprimente: donne che hanno figli sempre più tardi; molte sono costrette a rinunciare alla carriera professionale per la mancanza di aiuti da parte della società; alcune, nel migliore dei casi, hanno dovuto modificare importanti aspetti della propria attività lavorativa per conciliare lavoro e vita privata. Il Covid19 ha rappresentato un ulteriore peggioramento di questa condizione soprattutto per le lavoratrici con almeno un figlio al di sotto dei 15 anni, che significa il 30% delle occupate totali.

    Come hanno vissuto questo periodo di quarantena queste donne? Mentre la maggior parte dei padri si riscopriva un’anima filosofica, il piacere di stare in casa, di stare con i figli o la meditazione, le mamme sono diventate sempre più “equilibriste”: tra attività lavorativa in modalità agile, svolta tra figli che studiano e mariti/compagni che, a loro volta, lavorano con la stessa modalità e lavoro casalingo (spesa, preparazione pasti, pulizie di casa, lavatrici, stirare).

    Ma i numeri sono quelli che ci parlano sempre più chiaramente ed eccoli quelli della condizione femminile in Italia durante la quarantena.

    Secondo la ricerca in questo periodo, per 3 mamme su 4 tra quelle intervistate (74,1%) il carico di lavoro domestico è aumentato, sia per l’accudimento di figli, anziani in casa, persone non autosufficienti, sia per le attività quotidiane di lavoro casalingo. Tra quelle che hanno dichiarato un aumento del carico domestico, il 43,9% dichiara un forte aumento, mentre il 30,2% lo considera aumentato di poco. All’interno dei nuclei familiari, comunque, le mamme continuano ad avere netta la sensazione che tutto “pesi sulle loro spalle”: solo per una mamma su cinque la situazione di emergenza ha rappresentato un’occasione per riequilibrare la ripartizione del lavoro di cura e domestico con le altre persone che vivono insieme a lei (19,5%).

    Se prima del Covid le donne, ma specialmente le mamme, con la maggior parte del carico di cura della famiglia e dei figli sulle proprie spalle, potevano, contare su una netta divisione tra lavoro e casa: dopo una giornata di lavoro, rientravano e si occupavano della casa e della famiglia. Oggi non c’è più questa divisione spazio-temporale, lavoro e cura si sovrappongono, aggravando un equilibrio già molto precario. Ma con l’avvio della fase tre non migliorerà certo la condizione delle madri lavoratrici che rischiano di non poter rientrare al lavoro per la mancata riapertura dei servizi per la primissima infanzia.

    Se il Coronavirus è stata ed è un’emergenza, questa che dura da sempre come la vogliamo chiamare?