Tag: JobCafè

  • #JobCafè – Speciale W20

    #JobCafè – Speciale W20

    Leadership femminile. equità salariale parità di genere sembrano essere il leitmotiv di questo periodo. Tutti ne parlano, ma soprattutto il Presidente del Consiglio Mario Draghi, nel suo discorso alla Camera, ha sottolineato come il rilancio del Paese non possa prescindere dal coinvolgimento delle donne.

    Ricordiamoci che in Italia il divario di genere nei tassi di occupazione rimane tra i più alti in Europa. La pandemia ha colpito pesantemente le donne, è su tutti i giornali e non ripeteremo qui dati e cifre, ma la situazione femminile, in questo preciso momento storico pesante e doloroso per tutti, è particolarmente devastata.

    Noi siamo fermamente convinti che un serio coinvolgimento delle donne nel mondo del lavoro, della politica, della cultura a tutti i livelli sia imprescindibile per un reale cambiamento della nostra società che, con la pandemia, ha mostrato impietosamente tutti i suoi limiti.

    Da queste convinzioni nasce la Partnership con il Women 20 – Gruppo ufficiale del G20 su parità di genere ed empowerment femminile – che sta concretamente elaborando proposte di policy per i leader dei paesi membri su parità di genere, inclusione, crescita sociale ed economica della donna.

    Porteremo il nostro contributo, per quanto è possibile, su tutti i temi inerenti al mondo del lavoro, attingendo alla nostra esperienza in questo settore.

    Cercheremo di approfondire in un workshop, che vede fra gli altri la partecipazione dei Ministri del Lavoro e delle Pari Opportunità, i temi del paygap e della necessità di una maggior presenza delle donne fondamentale per uno sviluppo equilibrato della società.

    Concludendo: più presenza femminile significa più capacità di rinnovamento.

  • #JobCafè WITH Debora Giorgi

    Debora Giorgi, ricercatrice, insegnante di Design al Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze, ci racconta di sé, del suo particolare percorso professionale e di tutto quello che il suo lavoro rappresenta per lei. Infine, consigli utili per tutti i giovani che dovranno affrontare, nei prossimi anni, un cambiamento epocale.

     

    Come sei arrivata a fare il tuo lavoro e che cosa ti ha spinta?

    Ho iniziato a studiare Architettura perché volevo avere degli strumenti per ‘fare’ qualcosa di utile partendo dalla mia inclinazione creativa e poi il mio grande sogno era poter viaggiare, conoscere culture e cose nuove. Il percorso tuttavia non è stato lineare.  Molto presto mi sono resa conto del fatto che la ricerca pura e fine a sé stessa non mi interessava e che avevo bisogno di vedere concretamente dei risultati, di sperimentare sul terreno e di vedere i progetti realizzarsi.  Così ho lavorato per molti anni nel management culturale e organizzazione di eventi per una cooperativa archeologica, poi ho lavorato come consulente e project manager in vari progetti internazionali in Marocco, Tunisia, Yemen, Etiopia, Algeria, Haiti, Palestina e mi sono occupata di progetti di formazione innovativi collaborando in varie forme con Università italiane e straniere. Tutte queste esperienze mi hanno portato dove sono ora, e proprio nell’ambito di questi progetti, ho avviato la collaborazione con il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze. Per molti anni si è trattato di collaborazioni sporadiche su progetti in corso e sulla scrittura di nuovi progetti come assegnista di ricerca. Poi grazie ad un accordo interministeriale tra MIUR e Ministère de l’Enseignement supérieure marocchino, ho potuto partecipare e vincere un concorso come ricercatrice B in Design ed oggi il mio contratto attuale prevede che io insegni Design in Marocco oltre che a Firenze e che continui a svolgere ricerca in Marocco e nell’area Mediterranea.

    Che cosa ti piace di più e cosa non sopporti o ti piace di meno di quello che fai?

    Mi piace moltissimo il fatto di poter progettare sempre nuove possibilità e di poter svolgere ricerca con molti gradi di libertà, considero poi un grandissimo privilegio poter trasmettere qualcosa delle mie esperienze ai ragazzi e contribuire, almeno un po’, a renderli capaci di pensare e quindi di essere liberi. Detesto invece il perdurare di atteggiamenti baronali che considero fuori tempo e che allontanano sempre più l’università dalla vita reale.

    Cosa ti è mancato maggiormente in questo periodo di lockdown?

    Durante il lockdown per fortuna ho lavorato tantissimo e sono stata sempre connessa con diversi colleghi e studenti. Proprio per non fare sentire abbandonati gli studenti abbiamo organizzato tante attività online e montato diversi progetti. A volte stavamo connessi veramente fino a tarda sera. Devo dire quindi che sul piano delle relazioni umane, nonostante la distanza fisica, ho potuto avere rapporti forse molto più profondi che in condizioni di normalità, forse proprio perché le distrazioni erano poche! Mi è mancato invece viaggiare e muovermi liberamente e questo mi manca ancora.

    Che consigli daresti ai giovani che desiderano intraprendere la tua professione?

    Studiare e fare più esperienze possibile in modo da acquisire strumenti per poter affrontare le sfide e i cambiamenti che si presenteranno con creatività. E poi non arrendersi, andare avanti, continuare a fare progetti e provarci, anche se non c’è un riscontro immediato in termini economici o di certezze. Avere il coraggio di percorrere strade meno battute, non avere paura di inseguire i propri sogni. Nel tempo tutto acquisterà un senso.

  • Settembre si riparte!

    Settembre si riparte!

    Settembre è il momento di ripartire e in questo periodo storico di emergenza e di grande incertezza per il futuro la ripartenza ha una valenza maggiore.

    Siamo ritornati tutti al lavoro, qualcuno in presenza, qualcuno ancora in smart-working, ma tutti, o almeno i fortunati che ancora un lavoro ce l’hanno, hanno ripreso l’attività.

    Non crediamo che quest’anno, in questa occasione, sia importante dare suggerimenti su come ritrovare la motivazione, su cosa fare leva per raggiungere i propri obiettivi professionali o come affrontare la ripresa dopo le ferie.

    Quest’anno, a nostro avviso, è importante, in questa ripartenza, parlare dell’impegno che tutti dobbiamo mettere nel nostro lavoro, ciascuno per la sua parte, della capacità di risorgere, di reggere l’impatto, di andare avanti con determinazione, di scoprire in noi la resilienza.

    Ci siamo trovati tutti a combattere contro un nemico invisibile quanto temibile che ci ha fatto riscoprire quanto ciascuno di noi sia importante e quanto l’unione di tutti, al contempo, sia importante.

    Sapevamo già che ognuno di noi ha una specificità e che la sua unicità sta proprio in questo, ma la specificità di ognuno può creare un grande e armonico puzzle, immagine di un mondo più etico e forte.

    Per rendere omaggio alla unicità di ognuno e di ogni professione, questo spazio assumerà una doppia veste: da un lato i temi, che ci sono cari da sempre, che riguardano tutto il mondo delle risorse umane, dall’altro le chiacchierate con chi fa i lavori più disparati.

    Vogliamo ascoltare le storie di tutti quelli che, in tutti i settori possibili, fanno un lavoro che amano, vogliamo che la passione e l’eticità del lavoro parlino da questo spazio e, per quanto possibile, siano di motivazione e spinta per tutti noi.

    Buon inizio di anno lavorativo!

  • Buona Workation a tutti!

    Buona Workation a tutti!

    Si fa un gran parlare dello smart working, o lavoro da remoto, di questa modalità di operare che è entrata ormai, dall’inizio del lockdown a far parte della nostra vita. Ma molto poco si parla di Workation.
    Che cos’è? E’ lo smart working durante le vacanze o meglio lavorare da remoto in un luogo di vacanza unendo l’utile al dilettevole, come suggerisce il nome che nasce dall’unione della parole work e vacation.
    Crediamo che quest’anno, data la contingenza che stiamo vivendo, questa sarà la modalità di molti di fare vacanza o meglio lavorare e fare vacanza insieme.Il wi-fi, lo abbiamo sperimentato, ci consente di lavorare, praticamente, dappertutto e allora basta scegliere una località di villeggiatura o del cuore da cui poter continuare la nostra attività quotidiana, godendo nel frattempo di piacevoli serate in riva al mare, del bagnetto all’ora di pranzo o di un tramonto in montagna e il gioco è fatto!
    Il piacere di alzare gli occhi dal computer e vedere il mare o un bosco o un panorama mozzafiato è ben altra cosa che alzare gli occhi e vedere le pareti della nostra stanza o la finestra che dà, nel migliore dei casi, su un balcone di città.
    Il primo Workation Camp italiano è nato qualche anno fa in Calabria dall’unione di quattro professionisti e imprenditori che volevano realizzare una nuova esperienza: sperimentare la vita del nomade digitale, crescere attraverso nuove relazioni e soprattutto al di fuori dei circuiti tradizionali.
    Allo stato attuale delle cose, questa formula è più una necessità che una libera scelta, ma siamo sicuri che vedere le cose da un’altra prospettiva, dandoci più tempo di pensare, di vedere bei panorami, di gustare buon cibo, unendo in un giusto mix lavoro e vacanza, possa essere utile soprattutto alla nostra crescita personale.

    E allora: Buona Workation a tutti!

  • Il lavoro che cambia. Intervista a Mario Straneo.

    Il lavoro che cambia. Intervista a Mario Straneo.

    Il mondo del lavoro sta cambiando. È questa la frase che leggiamo più speso sui giornali ed è uno degli argomenti più discussi nei molti talk show televisivi. Ma come? Quali saranno le nuove modalità? Lo abbiamo chiesto a Mario Straneo, Amministratore Delegato QuoJobis.

    Gli ultimi terribili avvenimenti legati al Covid19 stanno cambiando il mondo e le relazioni, in che modo sta cambiando il mercato del lavoro?

    Il mercato del lavoro non sta cambiando, nella sua essenza, ci sarà ancora una domanda ed una offerta come prima del Covid 19. È più opportuno dire che stanno cambiando le modalità con cui ci si relaziona. Faccio l’esempio del colloquio di lavoro che sempre più si sta spostando verso l’uso di piattaforme digitali. Si sta andando verso la smaterializzazione del contatto, utilizziamo costantemente i vari supporti informatici che vanno incontro all’attuale esigenza di rispetto delle distanze sociali

    Quali saranno le caratteristiche necessarie per trovare lavoro?

    I profili ricercati, in questo momento, sono fondamentalmente legati all’emergenza che abbiamo vissuto e in parte stiamo ancora vivendo. Attualmente c’è uno sbilanciamento forte tra domanda e offerta: le richieste riguardano soprattutto profili legati sia al Covid sia all’immediato post Covid, e sul mercato non sono disponibili tutti i profili necessari. Nel medio periodo, ne sono certo, ritorneremo ad una tipologia di occupazione più tradizionale, ma che, a mio parere, è destinata a mutare nuovamente, vedremo in che modo, nel lungo periodo.

    Che ruolo avrà, in futuro, lo smart working?

    Sarà il futuro, ma solo se fatto con le giuste regole, nel rispetto reciproco azienda-lavoratore

    Che futuro immagina per QuoJobis?

    Immagino QuoJobis come una società di servizi per le risorse umane a tutto tondo, in grado di anticipare le tendenze del mondo del lavoro, che mette a disposizione del mercato i propri modelli formativi interni. In pratica, una scuola di formazione che sia come un’ameba, veloce a trasformarsi per venire incontro alle necessità di un mercato costantemente in evoluzione.

  • Il pranzo è servito

    Il pranzo è servito

    Ancora molti lavorano in smart working, ma quelli che sono rientrati in ufficio, e hanno ripreso la loro vita pre-lockdown, si trovano di nuovo a mangiare fuori casa e dopo le sane abitudini acquisite in questo lungo periodo di cibo domestico, si rischia di ritornare al junk food.

    Allora diamo qualche consiglio per non perdere le sane abitudini.
    Per prima cosa manteniamo la consuetudine di fare colazione la mattina prima di uscire di casa, con caffè o the nero, uno yogurt con Avena o frutta secca. Lo yogurt, lo sappiamo tutti, contiene i probiotici che aiutano il nostro intestino a funzionare bene e quando il nostro intestino (secondo cervello) funziona bene, l’ansia e la depressione stanno lontane. L’Avena è ricca di proteine, indispensabili per iniziare bene, a basso contenuto glicemico e soprattutto ha una proprietà rilassante, che ci aiuta ad affrontare la giornata di lavoro. Altrimenti frutta secca, in alternativa, ricca di magnesio, vitamina A e B utili a contrastare l’affaticamento cerebrale. Per il pranzo sarebbe opportuno evitare il panino azzannato davanti al PC, meglio portarci il cibo da casa.
    Ma che cosa? Tacchino, che contiene sostanze stimolanti la produzione di serotonina o pesce che contiene gli omega3, a tutti noti per la capacità di ridurre lo stress, contrastare la depressione e proteggere il cuore. Fra tutti i pesci è preferibile scegliere il salmone che pare sia un antistress naturale.
    Aggiungiamo, ovviamente, una buona dose di verdure: cavoli, asparagi, spinaci e in generale tutte le verdure dal colore verde scuro-viola che contengono sostanze necessarie per migliorare le prestazioni della nostra mente. Ma soprattutto nelle verdure sono presenti le fibre che aiutano il nostro secondo cervello a migliorare le proprie funzioni che, come abbiamo detto, quando funziona bene ci aiuta a vivere senza stress.
    Possiamo sostituire la carne o il pesce con i legumi: ceci e lenticchie, ricche di magnesio e ferro molto utili al corretto funzionamento del sistema nervoso.
    Infine, frutta fresca a volontà! Via libera a banane, mirtilli, mele e pere, arance, limoni, mandarini.
    Durante la giornata bere molta a acqua e se abbiamo voglia di una bevanda calda sostituiamo il caffè con gli infusi e le tisane. Evitiamo di attaccarci al distributore che ci eroga merendine, patatine, tarallini e dolcetti vari. Sono dannosissimi alla nostra salute, e anche se spesso ci gratificano, la nostra glicemia e il nostro colesterolo ne subiscono i contraccolpi. Meglio, se abbiamo voglia di una coccola, consumare una piccola dose di cioccolato fondente che certamente fa bene anche all’umore.
    Mangiar bene aiuta moltissimo il nostro sistema immunitario, che di questi tempi è bene tener in ottima salute.

  • Dati ISTAT: fotografia della situazione post Covid

    Dati ISTAT: fotografia della situazione post Covid

    Secondo i dati ISTAT, recentemente pubblicati, rispetto al mese di aprile 2020, a maggio continua – a ritmo meno sostenuto – la diminuzione dell’occupazione e torna a crescere il numero di persone in cerca di lavoro, a fronte di un marcato calo dell’inattività. Dopo due mesi di decisa diminuzione, aumenta anche il numero di ore lavorate pro capite.

    I più colpiti dalla diminuzione di occupazione sono soprattutto le donne e gli under 50, mentre un lieve aumento si riscontra tra gli occupati indipendenti e gli ultracinquantenni.

    Le donne di tutte le età sono quelle che stanno ricercando più attivamente lavoro rispetto agli uomini, mentre il tasso di disoccupazione fra i giovani arriva al 23,5%. Il tasso di inattività sta leggermente calando, anche se resta sempre alto e si attesta, per ora, al 37,3%. Anche in questo caso le donne hanno un calo del tasso di inattività maggiore rispetto agli uomini.

    Nonostante qualche lieve segnale positivo, confrontando il trimestre marzo-maggio 2020 con quello precedente (dicembre 2019-febbraio 2020), rimane il fatto drammatico che l’occupazione risulta in evidente calo (-1,6%, pari a -381mila unità) per entrambe le componenti di genere. Ed è un calo che coinvolge soprattutto i dipendenti temporanei, gli autonomi di tutte le classi di età.  Le uniche eccezioni risultano essere gli over50 e i dipendenti permanenti.

    Nell’arco temporale dei dodici mesi, sono calate in misura consistente le persone in cerca di lavoro (-25,7%, pari a 669mila unità), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni.

    Il quadro che emerge, in questo momento, soprattutto nel confronto con l’anno precedente è, per il momento, serio e drammatico, in cui sono penalizzate soprattutto le donne e i giovani. Ci auguriamo che i tempi vadano verso un miglioramento costante, anche se, probabilmente, lento e graduale. Certamente ci sarà necessità di un ripensamento di modalità di lavoro, di tipologie di professioni, di qualità da mettere in campo. È un tempo di cambiamenti che, se ben interpretati, possono migliorare la vita lavorativa di tutti.

  • Prometto di prendermi cura di me

    Prometto di prendermi cura di me

    Si è parlato di donne e di risparmio il 24 giugno scorso nel corso del webinar “Prometto di prendermi cura di me”organizzato dal Museo del Risparmio, curato e moderato da Fabiana Giacomotti, giornalista e adjunct professor presso l’Università di Roma La Sapienza. All’evento on line hanno preso parte Giovanna Paladino, economista, direttore curatore del Museo del Risparmio, Elvira Marasco, Co-head Delegation Women20 Italy G20, in rappresentanza di AIDDA, e lo stilista delle spose Antonio Riva.
    L’evento ha messo l’accento sulla necessità, da parte delle donne, ma soprattutto le giovani donne, di porsi come primo obiettivo nella vita l’indipendenza economica. Una donna su due dipende economicamente da altri e questo genera una sorta di sudditanza che può sfociare in forme di violenza psicologica e spesso anche di violenza fisica.
    I dati che escono fuori dalle ricerche del Museo del Risparmio sul tema della dipendenza economica femminile sono, per lo meno, preoccupanti. Il 21% delle donne italiane non ha un conto corrente personale, il 9% non ha la firma su alcun conto, e questo vuol dire che non conosce la reale capacità economica della propria famiglia. Sono dati allarmanti, che diventano preoccupanti se si considera che il 17% ha un reddito proprio, ma non ha un conto corrente e che il 12%, anche se ne possiede uno, non lo gestisce in modo autonomo.
    È palese che l’autonomia delle donne, allo stato delle cose, è ancora un’utopia. E questo è ancora più evidente se osserviamo il mercato del lavoro, dato il basso tasso di occupazione delle donne, che il lockdown ha reso ancora più drammatico. È notizia di questi giorni che una donna su due ha dovuto rinunciare a progetti o prospettive a causa della pandemia, che ha portato un aumento del tempo che le donne dedicano usualmente alla cura della famiglia e degli anziani. Dati che vanno a peggiorare una situazione già grave che vede l’Italia con un divario fra uomini e donne di quasi il 19% (Dati Eurostat), in Europa solo Malta è peggiore dell’Italia; mentre per numero di donne occupate dietro di noi c’è solo la Grecia.
    Vogliamo concludere con le parole di Giovanna Paladino, Direttore e curatore del Museo del Risparmio “Il paradosso è che le donne non delegano né la cura della casa, né la gestione dei figli, sui soldi, invece, mollano facilmente. È, allora, il momento di aumentare la loro consapevolezza sull’importanza di non dipendere economicamente da nessuno e di saper gestire bene il proprio denaro; il solo modo per vivere in piena libertà anche le relazioni personali”

  • La lezione di Zanardi

    La lezione di Zanardi

    Tutta l’Italia unita, addolorata, speranzosa del miracolo. In questo momento in cui non è andato proprio tutto bene, in cui non ci siamo svegliati migliori, siamo tutti uniti intorno ad un letto in cui giace un uomo, un grande uomo che con la sua umiltà, ma soprattutto con la sua capacità di risorgere, ci ha insegnato tanto.

    Ed è una lezione che tutti riconosciamo: ci ha insegnato la vera capacità di essere chi vogliamo. Di fronte a lui non ci sono scuse, non ci sono: avrei potuto fare, avrei potuto dire; non c’è spazio per le scuse, di fronte a lui siamo tutti piccoli e senza alibi.

    E ancor di più adesso che siamo tutti ad una ripartenza dolorosa, faticosa, impegnativa, sconosciuta, ancora di più la sua lezione è importante!

    Il momento è difficile! Stiamo tutti arrancando, cercando il passo giusto per riprendere la vita quotidiana, anche se non proprio normalissima, ma almeno simile a prima; stiamo riprendendo il lavoro, ancora in parte smart, ancora in parte strano. Che cosa dobbiamo fare? A chi ci dobbiamo ispirare? Crediamo che lui sia una fonte di ispirazione incredibile. Non sappiamo se si riprenderà, non sappiamo se tutto, anche per lui, non andrà proprio bene, ma sappiamo quello che ci ha insegnato: si va avanti!

    Dobbiamo mettere coraggio, energia, voglia di rinascere, voglia di lottare al centro delle nostre vite e al centro delle nostre aziende!

    Dobbiamo avere il coraggio di non trovare scuse, di guardare la realtà con obiettività, avere il coraggio di scegliere strade non battute, di essere i pionieri di questo nuovo tempo.

    Dobbiamo ispirarci alla sua voglia di vivere, di gioire di tutto, di imparare di nuovo a camminare per essere adeguati a questi tempi e per dire tutti: uomini e aziende “Ce l’abbiamo fatta!”

  • Rapporto Almalaurea: Covid e lavoro

    Rapporto Almalaurea: Covid e lavoro

    È uscito nei giorni scorsi l’annuale rapporto di Almalaurea, che ogni anno ci dà le indicazioni sulle condizioni occupazionali dei laureati, la validità dei corsi di laurea per cercare lavoro ed altro ancora.

    Quest’anno, però, data la particolarissima situazione in cui ci troviamo a causa del Covid19 e del conseguente lockdown ha aggiunto una parte in cui analizza i dati parziali (marzo-giugno 2020), legati all’emergenza pandemica che, inevitabilmente, avrà delle ripercussioni sul profilo dei laureati protagonisti del Rapporto 2021 e sulla loro condizione occupazionale.

    Dai dati emerge che nei primi mesi del 2020 il tasso di occupazione a un anno dal conseguimento del titolo è pari al 65,0% tra i laureati di primo livello e al 70,1% tra i laureati di secondo livello. Rispetto 2019, entrambe le quote sono in calo, anche se si conferma la corrispondenza tra studi compiuti e lavoro svolto, solo che il livello di efficacia è più alto per i laureati di secondo livello rispetto a quelli del primo.

    Per quanto riguarda l’andamento della domanda di laureati, in questo periodo di crisi pandemica, l’andamento della banca dati dei curricula della rete ci consente di fotografare, parzialmente, la dinamica della ricerca di personale laureato, diciamo parzialmente perché le imprese che si rivolgono alla rete Almalaurea (circa 16.000 nel 2019 e nel 2020) non possono essere considerate pienamente rappresentative del tessuto economico e produttivo italiano. Si rivolgono da Almalaurea, infatti, soprattutto le aziende con più di dieci dipendenti, appartenenti al settore industriale (in particolare metalmeccanica) e le imprese che operano nel ramo dell’informatica.

    Ma veniamo ai dati. Nel mese di gennaio 2020 sono stati acquisiti dalle imprese oltre 100mila cv, con un aumento del 15% circa rispetto all’anno precedente, con un’ottima partenza, nel mese di febbraio, invece, registriamo un calo del 17%, che a marzo diventa il 45% fino ad arrivare il 56% in aprile, con una lieve ripresa a maggio che registra un calo del 55%, corrispondente all’avvio della fase 2.

    È una contrazione che riguarda tutti i tipi di corso, tutte le aree territoriali e tutti i gruppi disciplinari, con la sola eccezione del gruppo medico (i cv acquisiti sono triplicati, rispetto allo scorso anno). Quest’ultimo risultato è rilevante ed evidenzia il picco delle richieste di laureati con queste professionalità in concomitanza con l’emergenza sanitaria. Contrazione che viene confermata anche da parte di tutte imprese, con la sola eccezione di quelle che operano nella sanità.

    È un mondo del lavoro che sta cambiando e che ancora non sappiamo verso quale nuova realtà ci sta conducendo.